#POLITICA - NORMA RANGERI - Ai tempi del governo Monti, nel momento di maggior polemica sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, fu il presidente degli industriali Squinzi a gettare acqua sul fuoco («la licenziabilità dei dipendenti è l’ultimo dei nostri problemi»). Oggi, invece, con balzo felino, Squinzi sale sul carro di Renzi, il politico tentato da una revisione dell’articolo 18, peraltro modificato proprio dal tandem Monti-Fornero. Così l’appello di Landini a Renzi («Fai una cosa intelligente, ripristina l’articolo 18») sembra destinato a rimanere inascoltato. Sul carro renziano è da sempre ben piazzato Oscar Farinetti, un campione del made in Italy alimentare. Intervistato dal Fatto, l’imprenditore che ogni sera offre le sue ricette (purtroppo politiche) da tutti i talk-show televisivi, ha chiarito il suo pensiero. Secondo lui la tutela dal licenziamento illegittimo andrebbe abolita perché in realtà l’articolo 18 è solo un grande scudo dietro il quale si ammassa l’esercito dei fannulloni: «Il lavoro garantito per chi non ha voglia di lavorare è un delitto». E i sindacati? «Sono un impedimento di sicuro». Basta e avanza, e non c’è neppure bisogno di aprire l’imbarazzante capitolo delle perquisizioni corporali subite dai suoi dipendenti per verificare che, a fine turno, non si mettano in tasca qualche fettina di prosciutto. Naturalmente la coppia Renzi-Farinetti non è la prima e non sarà l’ultima che mal sopporta il sindacato, che preferirebbe avere mano libera sui licenziamenti, che mette sullo stesso piano padrone e operaio, che racconta la favola del merito, come fossimo tutti uguali, tutti imprenditori di noi stessi. Il liberismo come la falsa coscienza sono la merce che oggi vende di più. Basta non esagerare pretendendo pure di essere considerati leader (o imprenditori) di sinistra.

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#NativiDigitali 1989 - LA SFIDA DEI NATIVI DIGITALI - EDUCATION 2.0

Stefano Rocca Parmenides: #NativoDigitale 1989 - LA SFIDA DEI NATIVI DIGITAL...: Stefano Rocca: NATIVO DIGITALE 1989 - LA SFIDA DEI NATIVI DIGITAL... : http://educationduepuntozero.it/speciali/pdf/speciale_marzo2013_1.pdf...

#Politica - Roberto Biorcio - Il forcone brilla nel vuoto della sinistra - La protesta dei “Forconi”, che ha investito ormai tutte le regioni italiane, è diventata la più visibile manifestazione delle rivolte contro la sofferenza sociale provocata dalla globalizzazione, dalla crisi economica e dalle politiche di austerità dell’Europa. Mentre sono sempre più diffuse l’insofferenza e la sfiducia verso i partiti e la classe politica. In Italia, di fronte alla crescita della disoccupazione, alla caduta del potere d’acquisto delle famiglie e alla chiusura di molte aziende non avevamo avuto finora mobilitazioni paragonabili agli “indignados” spagnoli o a “occupy wall street”. La protesta si era soprattutto espressa nel voto per il Movimento 5 Stelle: giovani, disoccupati, operai e in generale i ceti popolari. Ma i parlamentari del movimento non sono riusciti a far valere le domande di cui erano portatori: il reddito di cittadinanza, il sostegno alle piccole e medie imprese, i tagli dei costi della politica e la difesa del sistema di welfare hanno ottenuto poco ascolto in un parlamento sostanzialmente commissariato dal governo della larghe intese, commissariato a sua volta da Bruxelles e da Berlino. Il movimento dei “Forconi” era emerso nel gennaio scorso in Sicilia, riuscendo a paralizzare l’isola per diversi giorni con la mobilitazione di autotrasportatori, produttori agricoli e commercianti. Anche se aveva ottenuto la solidarietà degli studenti a Palermo e il sostegno di qualche esponente di centrodestra, dopo poco tempo si era dissolto, senza lasciare tracce significative nelle successive elezioni regionali. Rivendicazioni analoghe sono stata rilanciate nelle ultime settimane con successo a livello nazionale riproponendo il nome di “Movimento dei Forconi”. Si sono attivate le stesse categorie (trasportatori, commercianti, agricoltori, artigiani) con molteplici richieste di taglio delle tasse, a cui si sono presto unite contestazioni di tipo politico contro l’euro, le politiche dell’Unione europea e soprattutto contro il governo e la classe politica italiana. Il movimento dei “Forconi” è riuscito così a unire alle specifiche rivendicazioni di categoria alcune delle parole d’ordine che avevano garantito il successo del Movimento 5 Stelle nelle ultime elezioni politiche. Alla protesta dei “Forconi” si sono uniti poi quelli che più subiscono gli effetti della crisi e delle politiche di austerità (giovani, studenti, disoccupati e precari). Il movimento è molto diversificato a livello locale e rifiuta una specifica connotazione politica. Ha però richiamato in diverse situazioni l’attenzione e l’impegno di attivisti di destra (Casa Pound e Forza Nuova). E d’altra parte, le categorie sociali che l’hanno promosso hanno in passato votato soprattutto per i partiti di centrodestra. Il Movimento 5 Stelle si è proposto di dare rappresentanza alla protesta a livello istituzionale, pur prendendo le distanze da vari episodi che si sono verificati nelle giornate di mobilitazione. Non è chiaro al momento attuale quanto potrà durare il movimento dei “Forconi”, né se potrà aggregare nuovi soggetti sociali, crescere e trasformarsi. La protesta d’altra parte è stata preceduta da molti altri episodi di mobilitazioni “selvagge” negli ultimi mesi, come lo sciopero prolungato dei dipendenti dei trasporti pubblici a Genova o le proteste per la casa a Roma e in diverse città italiane. In un contesto di crescente sofferenza sociale, la sinistra brilla per la sua assenza: in parte è impegnata a difendere le politiche del governo e dell’Europa, in parte si pone all’opposizione, ma è troppo frammentata dagli steccati ideologici, dai personalismi e dai narcisismi di molti dei suoi dirigenti. I sindacati confederali si sono limitati, negli ultimi due anni, a critiche verbali verso il governo, seguite solo in qualche caso da mobilitazioni. In una fase di crisi e di crescenti difficoltà per le popolazioni dei paesi europei, è decisiva la capacità di dare rappresentanza politica alla protesta popolare. Se la sinistra è assente o troppo debole e frammentata, si lascia un grande spazio per la destra populista. Che non a caso, si sta riorganizzando su scala continentale, lasciando cadere le divisioni e le reciproche insofferenze del passato. Così il Front National di Marine Le Pen si può unire al Pvv (Partito per la libertà) dell’olandese Wilders, al Vlaams Belang in Belgio, al Partito della Libertà Austriaco (Fpo) fondato da Heider e a tutte le formazioni che lottano contro le politiche di austerità europee e al tempo stesso si impegnano contro gli immigrati e l’Islam. Anche la Lega Nord ha lasciato cadere le preclusioni che ha sempre avuto nei confronti del Front National. Matteo Salvini si prepara ad accogliere Marine Le Pen come ospite d’onore al congresso di Torino che lo consacrerà nuovo leader del partito. E spera di rilanciare in questo modo il Carroccio, dopo gli scandali della famiglia Bossi e i lunghi anni di governo con Berlusconi.

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#POLITICA - Alle ore 17,43 di mercoledì 27 novembre dell’anno del Signore 2013, colui che mai avrebbe dovuto entrare in parlamento, Silvio Berlusconi, è stato espulso dal Senato con umiliazione, per indegnità, perché colpevole di reati gravi, perpetrati anche e soprattutto durante i suoi mandati istituzionali di parlamentare e capo del governo. Codesto delinquente acclarato, conclamato e definitivamente sanzionato in Cassazione, mantiene ancora il titolo di «cavaliere», conferitogli l’1 giugno 1977 in forza della L. 15 maggio 1986, n. 194 che esige tra i requisiti indispensabili «aver tenuto una specchiata condotta civile e sociale … aver adempiuto agli obblighi tributari … non aver svolto né in Italia, né all’estero attività economiche e commerciali lesive della economia nazionale» (art. 3, a.c.d.). La stessa legge (art.7) stabilisce che «accertamenti specifici devono riguardare il possesso dei requisiti di cui all’articolo 3», segno che l’onorificenza deve «effettivamente» corrispondere a una realtà inequivocabilmente irreprensibile. Sono convinto che l’istruttoria riguardante Silvio Berlusconi sia stata addomesticata, perché già nel 1977 era «chiacchierato» e in odore di illegalità diffusa, come la letteratura successiva ha ampiamente dimostrato. Non è mai troppo tardi. La stessa legge all’art. 13 stabilisce che «incorre nella perdita dell’onorificenza l’insignito che se ne renda indegno … la revoca è disposta con decreto del Presidente della Repubblica». Silvio Berlusconi, oltre ogni dubbio, è «indegno» di fregiarsi del titolo onorifico di «Cavaliere della Repubblica» perché ha violato, come suo costume, tutte le norme previste dalla legge: a) la sua condotta non solo non è stata specchiata, ma è stata motivo di scandalo e disonore per l’Italia in tutto il mondo; b) non solo non ha adempiuto agli obblighi tributari, ma è stato condannato per evasione fiscale, cioè per furto a quegli stessi Italiani e Italiane che egli governava; c) ha costituito fondi neri all’estero per manomettere sia il mercato interno che per corrompere magistrati, giudici e politici fino a violentare il senato della Repubblica, «comprando» parlamentari per fare cadere governi democraticamente eletti e per questo indagato (cf Procura di Napoli). d) Infine è stato espulso dal Senato della Repubblica e dichiarato «decaduto». Quanto sopra premesso, mi auguro che lei, teoricamente custode della dignità delle Istituzioni, non tergiversi ancora nell’emettere senza indugio un decreto di revoca del titolo di «Cavaliere» a Silvio Berlusconi, delinquente ed evasore fiscale accertato definitivamente e oltre ogni ragionevole dubbio. Lo deve agli Italiani e Italiane onesti. Lo deve almeno come risarcimento morale.

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