Luciano Gallino (10 Ottobre 2012): «Il centrosinistra è ormai una variante del partito neoliberale, il partito del “Ce lo chiede l’Europa e non abbiamo alternative» - Chiunque sappia guardare oltre la propria ideologia sa che abbiamo bisogno di innumerevoli opere pubbliche sul territorio, cose di immediata utilità. Basti ricordare che in Italia abbiamo il 50 per cento delle scuole non a norma; gli acquedotti che perdono il 40 per cento dell’acqua tra la fonte e il rubinetto. Il dissesto idrogeologico del paese è drammatico, i nostri ospedali sono del tutto inadeguati: il 70 per cento andrebbe ristrutturato. Per non parlare dell’efficienza energetica. Dovremmo imitare il New Deal, mettere in campo una politica economica che punti a moltiplicare la produzione di strutture pubbliche e non di auto, telefonini, tablet e altri infiniti oggetti che soddisfano bisogni indotti dalla pubblicità. Tecnicamente, ci sono almeno una quindicina di fonti diverse dalle quali attingere per finanziare questo New Deal. Mi limito a elencarne alcune, oltre al sempre citato taglio delle spese militari: rinunciando agli F35 potremmo far lavorare 800mila persone per un anno. Ci sono però anche molte altre strade. Si potrebbero modificare gli ammortizzatori sociali: la cassa integrazione e la mobilità dovrebbero restare ma si potrebbe proporre ai cassintegrati che lo desiderano di lavorare nella realizzazione delle opere pubbliche percependo così un’integrazione alla cassa integrazione. Poi ci sono le obbligazioni che potrebbero essere usate per pagare le tasse prima della scadenza, e ci sono i fondi europei, e ci sono soprattutto i soldi dati a fondo perduto alle banche: oltre 1000 miliardi prestati all’un per cento di interesse che, per quasi metà, invece di finire alle imprese, sono dormienti nelle casse della Banca Centrale. Infine dobbiamo ricordarci che, una volta avviato, un programma così si finanzia attraverso i redditi addizionali che genera.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/i-tecnici-non-esistono-intervista-a-luciano-gallino/

La grande utopia di Ignazio Marino sembra essersi scontrata con la dura realtà dell'amministrazione reale. Un impatto fragoroso, perché quando si amministra non c'è niente di più duro del bilancio. E infatti, alla fine il sindaco di Roma ha dovuto inchinarsi alla realpolitik riponendo in un angolo tutta la sua "diversità" che sin dal primo giorno aveva messo al centro del suo progetto: fare politica mettendo più in disparte possibile i partiti politici. Questo suo modo di fare gli era valso - durante la campagna elettorale - il soprannome di "marziano", mentre per altri era più che altro un grillino prestato al Pd, visto il suo voto a Rodotà come presidente della Repubblica e i suoi ripetuti tentativi di dialogare con i rappresentanti del M5S. Naturalmente questo suo essere un po' marziano e un po' grillino gli ha creato non pochi problemi sin dal primo giorno in cui è entrato in Campidoglio da sindaco. A crearglieli è stato il suo stesso partito, che ha mal sopportato la tenacia con cui Marino ha difeso la scelta di affidarsi a 6 "tecnici" su un totale di 12. Ma adesso sono quelli che prima soffrivano che se la ridono. Il motivo è semplice: il bilancio non si chiuderà grazie alle scelte dell'assessore Daniela Morgante, ma grazie all'intervento di altri assessori (in primis quello alla Mobilità Guido Improta).

http://www.huffingtonpost.it/francesco-blasilli/bilancio-il-marziano-ignazio-marino-torna-sulla-terra-almeno-per-ora_b_4021161.html?ncid=edlinkusaolp00000003

Zygmunt Bauman (UN)HAPPINESS OF UNCERTAIN PLEASURES - Senecan Meditations, or Happiness as Eternal Life

http://sociologi.samf.aau.dk/fileadmin/user_upload/dokumenter/Sociologiske_arbejdspapirer/Arbpapir_nr10.pdf