Può convivere il multiculturalismo con la liberal-democrazia? - Il multiculturalismo come strategia culturale e come insieme di politiche ha circa quaranta anni di storia. Fu inaugurato da Trudeau in Canada sulla scia degli Stati Uniti, poi adottato con vigore in Australia, per diventare negli anni Ottanta un simbolo delle politiche progressiste in Gran Bretagna, Olanda e Germania. Per circa trent' anni, la sua crescita è apparsa inarrestabile e il picco è stato legato a un' interpretazione liberale della cosiddetta «politica dell' identità», che - secondo molti - avrebbe dominato la sfera internazionale dopo il 1989 e il tramonto della politica basata sul concetto di classe. In suo nome, minoranze etniche, razziali, linguistiche, sessuali e religiose hanno rivendicato diritti e riconoscimenti in varie sfere della vita pubblica: dal governo regionale e la rappresentanza politica ai programmi scolastici. Da una decina di anni non è più così. E dopo la strage di Oslo c' è da immaginare che il dibattito sul multiculturalismo riprenderà vigore, divenendo ancora più complesso. Negli ultimi tempi, il più autorevole portavoce di una proposta politica antimulticulturalista è stato David Cameron, primo ministro di un Paese sicuramente liberale e democratico, la Gran Bretagna. Cameron si è ritrovato in buona compagnia in Europa perché la sua piattaforma è stata fatta propria sia dalla Cancelliera tedesca Merkel sia dal presidente francese Sarkozy, e soprattutto ha suscitato un numero enorme di prese di posizione analoghe da parte di politici, media e rapporti governativi. Olanda e Australia, nazioni pur all' avanguardia del multiculturalismo, sempre di più mostrano segni di una crisi progressiva. Il che sembra corrispondere egregiamente ai sentimenti diffusi della popolazione di molti Stati tradizionalmente liberal-democratici. Prima di trarre conclusioni affrettate, è però opportuno chiedersi quale sia la sostanza del multiculturalismo come teoria e come pratica.

http://archiviostorico.corriere.it/2011/luglio/24/Puo_convivere_multiculturalismo_con_liberal_co_9_110724018.shtml

Prestatore di ultima istanza - Funzione svolta in genere dalla banca centrale che, per prevenire o mitigare crisi finanziarie gravi, sostiene con crediti il sistema bancario. In generale, un p. di u. i. (ingl. lender of last resort) è una istituzione disposta a concedere credito quando nessun altro lo fa. Il ruolo, anche noto come assistenza di liquidità di emergenza (ingl. emergency liquidity assistance), svolto dalla banca centrale, rappresenta lo strumento più tradizionale a sua disposizione per combattere l’instabilità finanziaria. Consiste nel fornire liquidità in condizioni di difficoltà sia all’intero sistema finanziario sia a singoli istituti bancari, quando essi non sono in grado di finanziarsi direttamente sul mercato. Questo strumento è pensato per sostenere le banche in situazioni di illiquidità, ma non di insolvenza, ossia in solide condizioni patrimoniali che ne assicurino il buon funzionamento, una volta superata l’emergenza. Tuttavia, non è sempre facile distinguere fra i due casi, soprattutto in un periodo di crisi finanziaria, proprio quando si rende necessario l’intervento del prestatore di ultima istanza. Inoltre, la semplice esistenza di tale strumento può creare un problema di azzardo morale (➔), perché incentiva le banche a esporsi maggiormente al rischio di illiquidità, facendo affidamento sull’eventuale intervento della banca centrale. Per questi motivi, l’assistenza di liquidità di emergenza viene solitamente accordata solo dopo un esame attento; le banche centrali, infatti, non specificano ex ante a quali istituti bancari e in quali condizioni esse forniranno assistenza, mantenendo piuttosto un certo margine di discrezionalità di intervento. Infine, il termine p. di u. i. si può riferire a un istituto di credito che offre finanziamenti alle categorie di clienti a più alto rischio, richiedendo un tasso di interesse elevato per fronteggiare la possibilità di non essere ripagato. Di conseguenza, a esso si rivolgono solamente quei clienti che non hanno accesso ad altre fonti creditizie più a buon mercato.

http://www.treccani.it/enciclopedia/prestatore-di-ultima-istanza_(Dizionario-di-Economia-e-Finanza)/

Adesso gli Usa sono "prestatori di ultima istanza" della Borsa Italiana. Fino a dove può arrivare il Ftse Mib? - Non ci sono più dubbi. A trainare Piazza Affari (che viaggia sui massimi degli ultimi due anni ignorando le tensioni internazionali che a questo giro della ruota si chiamano "shutdown" e rischio default degli Stati Uniti a causa del rinnovo del "tetto sul debito") sono gli investitori americani. Immaginate il mondo come un laboratorio di vasi comunicanti. I capitali - da quando ne è consentita la libera circolazione senza freni da un posto all'altro del pianeta dopo il processo di liberalizzazioni avviato negli anni '90 - si spostano dove possono fare più profitti. Restiamo nel laboratorio. Un vaso rappresenta i Paesi emergenti, un altro l'Europa e un altro gli Usa. Cosa sta succedendo? Molto semplicemente dalla scorsa primavera - da quando si sono fatte più insistenti le voci di un tapering (riduzione del piano di stimoli monetari) da parte della Federal Reserve - i grandi investitori statunitensi hanno iniziato a ritirare la liquidità dal vaso dei Paesi emergenti (con conseguente sgonfiamento della mini-bolla sulle valute di Stati come India, Indonesia, Turchia, ecc.). Questo rischia di avere ripercussioni future sulla bilancia di questi Paesi, in particolare di quelli che hanno una forte dipendenza dall'estero per l'acquisto di materie prime che adesso, con valute deprezzate di circa il 20% sul dollaro, costano di più. Allo stesso tempo il ritiro dei capitali dei grandi investitori statunitensi dalle aree emergenti ha fatto sì che questi si son ritrovati con un surplus di liquidità da investire. Bene, in quale vaso la stanno canalizzando? In quello dell'Europa. E, zoomando, in particolare nei recipienti i Italia e Spagna, non a caso quei Paesi dove i listini hanno corso meno nei mesi scorsi e che adesso, in virtù di una situazione governativa un po' più stabile, non rappresentano un pericolo immediato a fronte di un rapporto rischio/rendimento che risulta essere - pur con tutti i problemi del caso - tra i più attraenti.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-10-09/adesso-sono-prestatori-ultima-195443.shtml?uuid=AbmSFfrI