#Science - Physicists say energy can be teleported 'without a limit of distance'

http://io9.com/physicists-say-energy-can-be-teleported-without-a-limi-1511624230?utm_campaign=socialflow_io9_facebook&utm_source=io9_facebook&utm_medium=socialflow

http://pra.aps.org/abstract/PRA/v89/i1/e012311

http://www.nature.com/nature/journal/v390/n6660/abs/390575a0.html

http://en.wikipedia.org/wiki/Photon

http://physicsworld.com/cws/article/news/2009/jan/22/atoms-teleport-information-over-long-distance

http://io9.com/teleportation-just-got-easier-but-not-for-you-unfort-1187678929

http://www.wired.com/wired/archive/3.11/krauss_pr.html

http://www.grc.nasa.gov/WWW/k-12/Numbers/Math/Mathematical_Thinking/how_long_is_a_light_year.htm

http://heasarc.nasa.gov/docs/cosmic/nearest_star_info.html

http://theconversation.com/explainer-heisenbergs-uncertainty-principle-7512

http://en.wikipedia.org/wiki/Charles_H._Bennett_(computer_scientist)

https://theconversation.com/wind-up-your-clockwork-universe-einstein-if-you-can-524

http://en.wikipedia.org/wiki/Alice_and_Bob

http://blog.physicsworld.com/2012/05/22/quantum-teleportation-record-b/

http://theconversation.com/explainer-quantum-computation-and-communication-technology-7892

https://theconversation.com/quantum-computers-coming-to-a-store-near-you-16320

http://www.nature.com/nature/journal/v500/n7462/full/nature12366.html

https://theconversation.com/explainer-what-is-the-electromagnetic-spectrum-8046

http://io9.com/scientists-teleport-information-in-an-electronic-circui-1148942984


#Argentina - Memoria del saqueo (Diario del saccheggio) - Il film colpisce non solo per la sua carica emotiva ma anche perché narra storie vere: le trame segrete della mafiocrazia argentina e l'alleanza spuria tra le corporazioni politico - sindacali, il potere giudiziario, le banche, le multinazionali e gli istituti finanziari internazionali. È una vicenda universale che non tocca solo l'Argentina. Il pubblico vuole comprendere ciò che accade nel mondo contemporaneo e, proprio per questo, il film funge da acceleratore delle questioni. È una sorta di lotta della memoria contro l'oblio. La globalizzazione, infatti, impone la banalizzazione dell'informazione, disperde, confonde, crea pericolose zone di amnesia collettiva. L'opera ha una decisa vocazione pedagogica. Credo sia la sua forza. È concepita come un viaggio, una deambulazione attraverso l'allucinante realtà argentina. La macchina da presa si muove in maniera oggettiva, cercando di descrivere gli astratti scenari del potere: banche, corridoi, saloni, la Casa Rosada, il Congresso... Sebbene si narrino fatti noti, il materiale d'archivio e il montaggio sembrano svelare una storia sconosciuta ai più. Questa volta ho raccontato un periodo storico di cui sono stato uno dei protagonisti. Nel 1989, per primo, ho denunciato il tradimento del presidente Menem nei confronti dell'elettorato argentino e gli atti aberranti commessi in nome delle privatizzazioni. E nel 1991, per aver divulgato le mie idee, ho anche subìto un attentato. Memoria del saccheggio è il mio personale contributo al dibattito internazionale attualmente in corso, certo come sono che 'un altro mondo è possibile' di fronte ad una globalizzazione sempre più disumana e disumanizzante (Fernando Solanas) Diario del SACCHEGGIO - Prima opera di Fernando Solanas (film uscito il 23 giugno 2006) dedicata all'Argentina, alla sua situazione economica e sociale disperata colpevolmente passata sotto silenzio per tutti questi anni, e più precisamente fino al 2001. Se poi si pensa che era lo stesso anno degli scandali finanziari (chi si ricorda dei bond?) anche in Italia, e che in Argentina ci sono milioni di persone di origine italiana, appare evidente come scientemente si sia portato avanti, anche nel nostro Paese, un programma di "insabbiamento" circa le scomode verità del più avanzato Paese sudamericano, ora alle prese con problemi talmente gravi da far resuscitare vecchi e terribili ricordi, come quelli della dittatura degli anni settanta. Realizzato con una tecnica semplice e diretta, lontana da un protagonismo stile Michael Moore, ma con Solanas semplice narratore delle sue immagini, catturate in prima persona tra le strade di Buenos Aires in mezzo ad una manifestazione o nel degrado e nella povertà delle tante periferie della capitale, il documentario non presenta vizi né di forma né di contenuti. Il montaggio è perfetto, capace di condensare in due ore l'infinità di informazioni (basti pensare che il film è stato prodotto partendo da un materiale di più di cento ore di filmati) che vengono esposte in maniera comprensibile ed intelligente; vengono spiegate le stesse cause di questa tragedia, soprattutto sottolineando l'abbaglio di una politica economica scellerata, che in pochi anni voleva passare da una dittatura ad un liberismo estremo in campo finanziario. Il risultato è quello di un nuovo colonialismo più subdolo e difficile da combattere rispetto a quello politico o militare, esercitato per esempio da compagnie straniere (come le spagnole Repsol e Telefonica) che possono contare su condizioni di favore e privilegi negati nei rispettivi Paesi d'origine.


http://www.papelesdesociedad.info/IMG/pdf/memoria_del_saqueo_fernando_solana_argentina_2003.pdf

















#Psicoanalisi - A vent’anni di distanza Massimo Recalcati individua nuove chiavi per leggere Lacan - La lettura di Lacan attuata da Massimo Recalcati nel corso degli anni ha messo sempre più l’accento su un punto nodale e controverso dell’insegnamento dello psicoanalista francese: la responsabilità del soggetto. Il soggetto, in Lacan, non è che un effetto dell’Altro, cioè della struttura simbolica che gli preesiste e nella quale è preso; ma, al tempo stesso, il soggetto è sempre responsabile di quel che fa e di quel che gli accade. Per Recalcati, l’etica della psicoanalisi, dunque la pratica analitica, consiste nello sviluppo e nell’esperienza di questo annodamento paradossale. Il soggetto ha il dovere etico di fare qualcosa di quel che l’Altro ha fatto e continua a fare di lui. E ha il dover di fare del godimento, di cui è oggetto, la causa del proprio desiderio. La psicoanalisi è la pratica che deve permettere la realizzazione di questa esperienza e di questa posizione etica. Il vuoto e il resto. Il problema del reale in Jacques Lacan (Mimesis, pp. 124, € 20,00) torna nelle librerie a vent’anni dalla sua prima pubblicazione, e contiene il primo confronto di Recalcati con l’insegnamento di Lacan. La sua attualità sta nel confronto che suggerisce tra quella prima lettura dello psicoanalista francese e l’ultima: il «primo Lacan» di Recalcati sembra, in effetti, un laboratorio nel quale si va preparando una serrata continuità tra i due momenti del suo lavoro. Si trovano qui le questioni che sono andate incontro, in un secondo momento, a una raffinata e particolare elaborazione nella sua lettura: l’estraneità interna che abita l’essere umano, la mancanza costitutiva che gli è propria fin dalla sua venuta al mondo, la pulsione di morte come il più proprio della pulsione, l’assenza di garanzia che caratterizza il desiderio e dunque la necessità di una decisione che lo renda proprio. Ma alcune sfumature evidenziano uno scarto tra i due momenti. Il primo Lacan di Recalcati è all’insegna del primato del reale: è questo il registro dominante, ciò di cui è più urgente occuparsi. Conprimato del reale si intende che la vita umana è mossa da un’esigenza dissipativa e ripetitiva, è alimentata da una disarmonia radicale e si soddisfa solo nella perdita e nell’eccesso: la psicoanalisi non si occupa che di questo. L’«ultimo Lacan» di Recalcati mantiene, anzi raffina, l’interesse per il reale, ma ne ridimensiona il primato, eleggendo a urgenza della psicoanalisi la necessità di rilanciare la sovversione del soggetto operata da Freud attraverso un ripensamento e un rimaneggiamento, anche clinico, delle esperienze del desiderio e del godimento: nell’intreccio fra desiderio e godimento, infatti, si gioca l’incisività attuale e l’avvenire della psicoanalisi. Allo stesso tempo, sia nei suoi primi lavori che negli ultimi, Recalcati considera la psicoanalisi fondamentalmente una pratica di«soggettivazione dell’impossibile da soggettivare». Inizialmente, questa pratica impossibile rimane impossibile. Poi, una particolare declinazione della paternità e una speciale declinazione del desiderio vengono considerati capaci di rendere possibile quello che sembrava non lo fosse. Così, se il primo Lacan di Recalcati ci lascia soli di fronte al movimento impossibile della soggettivazione, l’ultimo ci dice che c’è un modo per attuarlo. Un passaggio specifico dell’insegnamento di Lacan, che a mio avviso può essere considerato il manifesto dell’ultima lettura di Recalcati, ci fornisce anche l’orizzonte di questo modo di operare con l’impossibile:«bisogna che il godimento sia rifiutato perché possa essere raggiunto sulla scala rovesciata della Legge del desiderio». Sono soprattutto queste sfasature tra i due momenti a permettere di cogliere il passo compiuto da Recalcati in questi venti anni. Il vuoto e il resto è, in fondo, un ottimo modo per incontrare questo passaggio.

Alex Pagliardini, Alias – il manifesto, 5 gennaio 2014

#Informazione - Piero Dominici - L'etica e il giornalismo: dai diritti-doveri alle responsabilità - La necessità di una riflessione sull'etica si avverte in modo ancor più urgente nel mondo della carta stampata e del giornalismo radiotelevisivo, settori nevralgici per la vita dei moderni sistemi democratici. In un momento storico in cui le spinte globalizzanti sono divenute inarrestabili (si parla di globalizzazione dell'economia, della cultura e delle informazioni) e in cui l'"universo" degli eventi notiziabili è in mano a poche grandi agenzie di stampa internazionali, non si capisce perché non si debba provare a riflettere sulla possibilità di formulare alcuni principi etici condivisi che abbiano una prospettiva universale. Occorre ribadire con forza che non servono ulteriori regole scritte ed imposte "dall'alto" - regole che, peraltro, costituiscono in alcuni casi delle restrizioni della libertà di informare ed essere informati e che troppo spesso finiscono con l'essere violate - , bensì principi discussi e accettati soltanto dopo un confronto dialettico tra i soggetti protagonisti. Oggi peraltro, grazie alle nuove tecnologie informatiche, tutti gli attori sociali - e non soltanto i giornalisti o i cosiddetti media-men - e i gruppi sono potenziali produttori di notizie (e non più soltanto “semplici” consumatori). E ciò sta modificando assetti e gerarchie. A tal proposito, si fa sempre più complicato - per non dire, in molti casi, praticamente impossibile - il controllo dell'attendibilità delle fonti. Sono dunque sufficienti i vecchi codici deontologici ad abbracciare le attuali modalità della prassi comunicativa e la complessità delle nuove sfere di produzione simbolica ? Evidentemente la risposta è negativa: le “vecchie” deontologie e i “vecchi” codici, nati come tentativo di rendere scientifici (“esatti”, “positivi”) alcuni principi morali (ideali) considerati fondamentali, sembrano essere entrati in crisi. Detto in termini più espliciti, il tentativo di fare della morale una scienza “esatta” pare destinato al fallimento. E non è un caso che, sia nell'importante Risoluzione n°1003, adottata dal Consiglio d'Europa (1 luglio 1993) e relativa all'etica del giornalismo, che nella Carta dei doveri del giornalista (firmata a Roma in data 8 luglio 1993) si faccia riferimento in più punti - per la prima volta e con particolare enfasi - al concetto fondamentale di responsabilità, indissolubilmente legato alla libertà degli individui. Nella Carta del 1993 si afferma infatti, in modo chiaro ed inequivocabile, che “La responsabilità dei giornalisti verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra” e che “Il rapporto di fiducia tra gli organi di informazione e i cittadini è la base di lavoro di ogni giornalista”. Tra l'altro, è proprio in quest'ottica che sono stati elaborati negli anni passati alcuni documenti di autodisciplina (Sole 24Ore nel 1987 e la Repubblica nel 1990). Con una maggiore coscienza della complessità delle problematiche in questione (comunicazione è processo complesso e non soltanto “tecnica”- o insieme di tecniche - per raggiungere un obiettivo) si inizia a prendere atto che è urgente una riflessione su alcuni principi etici fondanti; parlare soltanto di regole scritte (imposte), di diritti e doveri inviolabili non ha più senso o, per lo meno, i codici scritti vanno integrati lavorando a fondo sulla consapevolezza delle conseguenze che i processi informativi e comunicativi comportano e, quindi, sulla formazione dei “nuovi” giornalisti (e di coloro che, nei diversi settori, produrranno e si occuperanno di comunicazione). Il giornalismo (e, più in generale, la comunicazione) ha avuto un ruolo decisivo nello sviluppo della vita democratica e nel processo di formazione di un'opinione pubblica informata (cittadinanza) e consapevole dei propri diritti e dei propri doveri (problema delle asimmetrie). La più volte riecheggiata “morte di Dio”, decretata dal pensiero del Novecento, la frammentazione e il relativismo radicale dei mondi intersoggettivamente condivisi e dei valori, l'approfondimento e la specializzazione dei diversi campi del sapere sono ormai "dati di fatto" che non possono essere più ignorati, anche perché, oltre ad aver esaltato il valore superiore della tolleranza, hanno soprattutto messo in discussione - a tutti i livelli della conoscenza umana - il concetto di verità. Questo “nostro” secolo ha decostruito ogni certezza e ogni dogma: parlare di "verità" o, nel caso del giornalismo, di obiettività è divenuta un'operazione quanto mai difficile, per non dire audace; gli unici elementi che sembrano poter sopravvivere al relativismo delle scienze e delle esperienze sono appunto la comunicazione e l'informazione. Pertanto, le conoscenze, le verità e le esperienze hanno certamente il diritto di essere relative, ma ciò che sopravvive a questo diritto è il dovere della comunicazione e, quindi, dell’informare, favorendo l’accesso e la condivisione. In particolare, la professione giornalistica si trova a dover fare i conti con diversi problemi: (a) i rapporti con il potere politico – che la Rete sta già ridisegnando - e con quello economico (pubblicità) (b) la concorrenza della televisione e la cosiddetta teledipendenza (c) l'avvento di Internet e delle nuove tecnologie informatiche (nuove “forme” di distribuzione della conoscenza, nel lungo periodo) (d) il sensazionalismo e la ricerca dello scoop a tutti i costi (e) la tutela degli individui e della loro privacy (legge 675/96). A tal proposito, i recenti e tragici fatti di cronaca (si potrebbero fare molti esempi) hanno drammaticamente riproposto all’attenzione, non soltanto degli “addetti ai lavori” ma dell’opinione pubblica in genere, proprio le questioni centrali del rispetto della privacy e della dignità delle persone e, soprattutto, della tutela dei minori (si vedano, in particolare, la Carta di Treviso e la Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia).Tali questioni richiedono “nuove” responsabilità ed una consapevolezza maggiore della funzione assolta dai media all'interno dei sistemi sociali. Molte delle problematiche (etiche) ancora aperte del giornalismo ruotano proprio intorno alla questione a dir poco cruciale del diritto di cronaca. Le regole scritte e le relative sanzioni si sono dimostrate necessarie ma non sufficienti: in altre parole, il diritto di cronaca è un valore laicamente “sacro”, fondamentale per la vita dei sistemi democratici, ma l’esercizio di questo diritto deve essere responsabile, per poter essere concretamente libero. Non è possibile che, in nome di questo diritto inalienabile del giornalista (e/o del comunicatore), vengano sacrificati sull’altare dello scoop a tutti i costi il rispetto per la persona e, ancor di più, per il minore. Riferendosi ai numerosi casi di cronaca nera e giudiziaria, ciò dovrebbe valere, ad esempio, anche per gli stessi condannati: un limite, non imposto ma scelto consapevolmente, è necessario affinché l’informazione non diventi definitivamente spettacolo o, peggio ancora, fiction. I rischi che si corrono, in questo tipo di analisi, sono essenzialmente due: (1) esaltare il relativismo assoluto, che finisce in ultima analisi, per negare anche se stesso (2) preservare un tipo di comunicazione (e di informazione) “neutra”, legata soltanto a regole di tipo tecnico-operativo, che svuoterebbe il significato stesso del comunicare e dell'informare. La riflessione etica trova nella prassi del comunicare (e dell'informare) un universo di discorso quanto mai vasto ed è perciò chiamata ad un compito estremamente difficile: abbracciare la "nuova" complessità, costituita da modalità dell'agire del tutto originali e innovative che si intrecciano con una fitta rete di diritti e di doveri. Il punto da cui si deve ripartire è il prendere atto che comunicazione e informazione rappresentano attualmente gli unici elementi in grado di unire una realtà problematicamente complessa. E nel far questo, è di fondamentale importanza non cadere nell'ambiguità della mancata distinzione tra regole tecniche e norme morali: cioè, il problema etico va affrontato evitando che le regole in senso tecnico possano essere confuse con le "regole" dell'etica della comunicazione.

#POLITICA - Sospesa temporaneamente, la polemica tra Fassina e Renzi è tutt’altro che risolta

 http://www.lastampa.it/2014/01/07/cultura/opinioni/editoriali/lo-strano-bivio-del-pd-Og7glJLryVGpjgdoGZ6xSM/pagina.html