mercoledì 21 agosto 2013
«I mercati vogliono stabilità. E visto che di alternative, numeri alla mano, non ce ne sono, il Governo Letta è la miglior soluzione per l'Italia». Ennio Doris, da sempre socio e amico di Silvio Berlusconi, prova a mettere le mani avanti: «Non voglio parlare di politica». Ma non è facile nemmeno per lui. Il tam-tam estivo l'ha iscritto d'ufficio (assieme a Fedele Confalonieri) tra le colombe del centrodestra. Con il compito - si dice - di convincere il Cavaliere a evitare la catarsi delle urne per non far danni alle aziende di famiglia che nell'era delle larghe intese hanno guadagnato a Piazza Affari il +74% regalando all'ex-premier 1,3 miliardi di guadagno."
"Decide di insegnare a B. come si sta al mondo, e lo fa dall'alto dei recenti successi politici e imprenditoriali, tra i quali: i conti in profondo rosso del treno Italo, il pilota Fernando Alonso che dice che la sua Ferrari fa schifo, gli eletti-nominati di Italia Futura che si fanno gli affari loro in Parlamento e al governo."
"Se B. è stato condannato per frode fiscale non è perché frodava il fisco, ma per via dell’eterno “conflitto tra politica e giustizia”, insomma una “baruffa tra poteri dello Stato”. Ma ora bisogna “separare i due pugili sul ring” (il frodatore fiscale e i giudici che l’hanno condannato). Come? Magari suggerendo ai politici di non delinquere e ai partiti di non candidare delinquenti? No, ripristinando l’autorizzazione a procedere abolita nel ’93 per “far decidere al Parlamento” se un senatore sia o meno un frodatore fiscale."
"Al ventesimo giorno dalla sentenza della Cassazione sullo scandalo dei diritti Mediaset, il dibattito politico-giornalistico sul destino di B. è già riuscito nel gioco di prestigio di far scomparire dalla scena il fatto da cui tutto nasce. E cioè che B. è un delinquente matricolato, avendo costruito negli anni 80 un colossale sistema finalizzato all’esportazione di capitali all’estero, extrabilancio ed extrafisco, per corrompere giudici, politici, finanzieri, derubare gli azionisti di una società quotata e compiere altre operazioni fuorilegge in Italia e all’estero almeno fino al 2003, quand’era in Parlamento da 9 anni e aveva ricoperto due volte la carica di presidente del Consiglio."
E se Berlusconi fa saltare il banco? Napolitano fa un altro governino, stavolta di scopo, e si va avanti almeno fino al 2015. Nel frattempo il Pdl capisce che Berlusconi deve ritirarsi nel suo giardino dorato di Arcore e che, non avendo leader carismatici, deve affidarsi al mito della eredità del sangue. Marina. Sì. Così la dinastia Berlusconi va avanti. Come i Bush, come i Kennedy. Gli Anni Ottanta hanno sancito il culto del leader personalistico e la fine del comitato centrale di stampo comunista. Le dinastie sono mitiche a prescindere. I Kennedy mica erano geni. Erano depravati. JFK prima si scopava Marilyn, poi la fece uccidere dal mafioso che gli passava le donne. Marina ha smentito un suo futuro politico. Lo ha fatto come favore a Napolitano. Ha già pronto anche il “negro”, il ghostwriter che le scriverà i discorsi: Paolo Del Debbio. La vera rivelazione della tivù. Populista, furbo. Il padre aveva come consiglieri Letta e Confalonieri, Marina avrà Del Debbio.
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