martedì 8 ottobre 2013

In 1984, George Orwell paventava la fine della libertà a causa di una esplicita dittatura, in cui l’informazione, la cultura e la Storia sarebbero state censurate e riscritte da un ministero apposita; il romanzo uscì nel 1948, con alle spalle la dittatura nazista e davanti agli occhi ‘il mostro’ sovietico. Quindici anni prima, nel 1933, Aldous Huxley pubblicava Il mondo nuovo, un romanzo che suscitò meno clamore probabilmente perché poco si prestava a essere strumentalizzato: immaginava infatti una società in cui le persone vivevano felici, in uno stato di costante divertimento, distratte da cose superficiali, grate alla tecnologia che le liberava dalla fatica di pensare; erano oppresse, ma a tal punto condizionate fin dalla nascita da non essere in grado di capirlo. Orwell temeva una società in cui i libri sarebbero stati banditi, Huxley quella in cui nessuno avrebbe avuto il desiderio di leggerli; Orwell temeva la dittatura che si odia, Huxley quella che si ama; Orwell la cultura censurata, Huxley quella divenuta un balbettio infantile. Davanti a una televisione che è diventata il principale strumento di un potere falsamente democratico, ha ancora ragione Pasolini: “La maggioranza, nella sua santità, ha sempre torto: perché il suo conformismo è sempre, per propria natura, brutalmente repressivo”.

http://www.rivistapaginauno.it/Uomo-massa-e-suo-fratello-al-voto.php

La cultura non ha mai avuto vita facile, in Italia. Nel 1861, il 75% della popolazione non sa né leggere né scrivere. Le riforme scolastiche che si susseguono fino all’epoca fascista mirano ad alfabetizzare, condizione sempre più necessaria per poter lavorare: viene istituita la scuola dell’obbligo dai sei agli undici anni. Nel 1951, gli analfabeti sono ancora il 13,8% (il 25% nelle isole) e i semianalfabeti – appena in grado di scrivere il proprio nome e incapaci di comprendere un testo scritto – sono il 26%; inoltre, il 60% della popolazione si esprime unicamente in una lingua dialettale. Il ministero della Pubblica istruzione decide di usare la televisione in funzione pedagogica, per uniformare la lingua e per alfabetizzare. Nel 1958 Telescuola avvia il ciclo di trasmissioni cosiddette educative, a cui si affianca Telemedia, nel 1961. Contemporaneamente nasce Non è mai troppo tardi (1960-1968), con un approccio completamente diverso: protagonista non è più il maestro che trasmette il sapere ma lo diventano gli studenti/pubblico, in studio e a casa. Il docente diviene una sorta di conduttore, che falsamente – la televisione che entra nelle case è sempre qualcosa che cala dall’alto – fa da guida ‘tra pari’, tenendo insieme testi, immagini, supporti audio, filmati e interviste. Gli italiani si uniformano: imparano non solo a leggere e scrivere ma una lingua e una ‘cultura’ nazionale; avviene quell’omologazione che Pasolini chiamava “genocidio culturale definitivo”. Non poteva andare diversamente per un popolo che, nel proprio percorso storico, ha saltato a piè pari la trasmissione del sapere basata sulla cultura tipografica dei libri e dei giornali ed è passato direttamente dall’analfabetismo alla cultura visiva della televisione: il nonno semianalfabeta, il nipote laureato, conviventi in una casa priva di libri.

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Per il PD arriva l'ora della rivincita sui compagni di merende -quel PDL che ha tenuto sul filo del rasoio il governo per mesi con la scusa dell'IMU...

http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2013/10/imu-asilo-mariuccia-tra-pd-e-pdl-alla-faccia-nostra.html

Shutdown shows the Civil War never ended - The battle lines are still drawn

http://www.salon.com/2013/10/07/shutdown_shows_the_civil_war_never_ended_partner/

Krugman: GOP leadership is “deeply incompetent” - The New York Times columnist on how the GOP's top brass turned into the "Boehner Bunglers"

http://www.salon.com/2013/10/07/krugman_gop_leadership_is_deeply_incompetent/

«Era uno dei leader del 68 romano. Paolo Pietrangeli ha raccontato che, con quelli del gruppo degli Uccelli, contestava i borghesi di sinistra facendo la cacca nei loro salotti. - «Da giovane, con una bellissima faccia da indio e capelli neri e lisci che arrivano a metà schiena, studente di Architettura, si dedica alle attività più estreme del movimento studentesco romano. Per esempio, irruzioni in scuole elementari di borgata per incitare i pargoli alla ribellione. In una di queste, un bambino interrogato dalla polizia sui possibili autori del delitto, rispose: “Nun so come se chiamavano. A uno glie dicevano merda, a un altro straccio”. “Straccio” divenne il suo soprannome. Militante politico tra i più coraggiosi, prende la strada di Napoli a prendere botte dai guardiani dell’Alfasud pur di riuscire a distribuire volantini. In seguito giornalista di Lotta continua, direttore del settimanale cattolico Il Sabato (alla domanda: “Crede in Dio?” risponde: “Qualche volta sì, qualche volta no”).

http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=LIGUORI+Paolo

CARRIERE / DA GAD A PAOLO LIGUORI, DIRETTORE DI «STUDIO APERTO»: QUANDO GLI EX «MOVIMENTISTI» SI RITROVANO ALLA GUIDA DELL' INFORMAZIONE TV - E i ragazzi di Lotta continua «occuparono» i telegiornali - Liguori: «Non rimestate la storia della lobby di Lc. Lotta continua, per me, esiste in un solo luogo: nel carcere di Pisa dov' è rinchiuso Sofri»

http://archiviostorico.corriere.it/2000/giugno/18/ragazzi_Lotta_continua_occuparono_telegiornali_co_0_0006189632.shtml